Lettera agli Elettori
Il Mattino 21.09.07
26 Set 2007
“Sentivamo anche personalmente l’esigenza di impegnarci a fondo in quest’opera di ricostruzione e rinnovamento, in quest’opera che si presentava estremamente difficile nelle condizioni di Napoli e del Mezzogiorno. Vi furono non pochi giovani come me che sentirono in quel momento di dover fare una scelta di impegno totale”.
Un amico, la cui storia politica è diversa dalla mia e con il quale condividiamo, oggi, la scelta del Partito Democratico, mi ha segnalato questa vecchia frase in cui il Presidente Giorgio Napolitano ricordava lo slancio del suo impegno politico, a Napoli, nel dopoguerra. È una frase che parla di un’altra epoca, che interagisce con un’altra storia, che racconta un altro tempo. Eppure c’è qualcosa di attuale, di forte, capace di suscitare un’emozione ancora viva. Un ricordo che si lega allo stimolo che il Presidente ha più volte lanciato, in questa prima fase di mandato, ai cittadini, soprattutto i più giovani, perché scelgano la politica, perché la sentano propria, perché impieghino le proprie energie e le proprie intelligenze ad occuparsi di ciò che ci riguarda tutti.
Sono trascorsi nove mesi dall’ultima visita ufficiale del Presidente Napolitano in provincia di Caserta. Come cittadini di questo territorio non ci aspettiamo che oggi colga subito e facilmente gli ulteriori segnali di cambiamento e di crescita che si sono affacciati in questo seppur breve lasso di tempo. Confidiamo, però, che ai suoi occhi oggi appaia l’immagine di un territorio in movimento, che con il suo ritrovato dinamismo ha saputo rafforzare un modello di rilancio inaugurato da alcuni anni e che si manifesta anche nell’importante realtà produttiva che Napolitano visiterà in queste ore. Un territorio in cui gli imprenditori, una rinnovata classe dirigente e le istituzioni hanno fortemente manifestato con segnali concreti e con i primi risultati di aver fatto la loro “scelta di impegno totale”.
Quella di Caserta è oggi una provincia più consapevole. Non è più accondiscendente rispetto alla svendita, allo scippo oserei dire, del suo prezioso territorio, degli spazi troppo a lungo occupati per la ricchezza di pochi e senza ricadute per la comunità o peggio ancora per illecite attività, come lo stoccaggio di rifiuti nocivi che l’hanno fortemente avvelenata; è una terra che conosce i suoi limiti – spesso strutturali – ma anche i suoi pregi; è un luogo fatto di gente vera, che le difficoltà di una difficilissima transizione industriale ha temprato e in parte già riconvertito. Il Casertano rappresenta oggi il naturale habitat su cui far nascere e sviluppare nuove imprese sane, su cui ospitare attività e servizi alle imprese favorite da una sempre più adeguata dotazione infrastrutturale, specie nei trasporti.
Viene da pensare perché, allora, di fronte a tante potenzialità e risorse, che poggiano soprattutto su una gioventù di prim’ordine, l’economia sia così in affanno. Una risposta c’è: a frenare Terra di Lavoro, a rallentarne l’aggancio al resto del Paese, ha contribuito anzitutto la camorra. Una criminalità forte, che da anni pervade ogni settore, che si è fatta imprenditrice dettando le regole di mercato e imponendo la sua “legge”. Una criminalità talmente influente che ha esportato il suo modello dapprima nel ricco Nord-Est, poi in centr’Europa.
Di fronte a tutto questo per molto tempo politica e istituzioni (e forse gran parte della società…) hanno girato la testa. Ma quello che viviamo oggi è un tempo nuovo, un tempo in cui politica e istituzioni si sentono chiamate a più forti responsabilità. Devono necessariamente derivarne decisioni ferme. E deve esserci un maggiore coinvolgimento dei cittadini, spesso fuori dai processi decisionali. Come ci ha insegnato il Presidente Napolitano, l’amore per la propria terra dev’essere la fatica della ricostruzione. Della ricostruzione, nel nostro caso, di un tessuto civile e sociale che sappia reagire, che non volti più la testa.
Serve coraggio. Questa terra ne ha.
Sandro De Franciscis
