Guerra di liberazione
Buongiorno Caserta 05.10.08

10 Ott 2007

Mi sento di sottoscrivere in pieno l’appello lanciato mercoledì da Buongiorno Caserta e venerdì dallo scritto di Saviano e dalla manifestazione di Caserta con Confindustria e parti sociali sulla necessità che dopo le prime misure adottate dal Governo a seguito degli ultimi fatti di camorra sia anzitutto la società civile del nostro territorio a gridare la propria ribellione verso la morsa criminale. Saviano lo rimarca da par suo, accompagnato dal consueto clamore che suscitano le sue denunce. Il fatto è che lui dice spesso verità scomode, che invitano a riflettere. E forse è anche vero che la nostra realtà a lungo si è un po’ assuefatta, che – come dice lui – ha “assorbito ogni cosa”. Ma devo confessare che in questi ultimi giorni, stringendo mani in giro per la provincia, incontrando persone anche comuni e confrontandomi con esse, nella fiera e manifesta indignazione generale io ho potuto scorgere un segnale di cambiamento che giudico significativo. La stessa indignazione accompagnata all’emozione e al dolore per la scomparsa dei due agenti di polizia l’altro ieri, incappati in un tragico incidente nell’adempimento del loro lavoro. La notizia ci ha raggiunto durante la Giornata della legalità, scuotendo tutti. Alle vittime di questo episodio e alle loro famiglie vanno i miei sentimenti di cordoglio e gratitudine, che ho manifestato anche al ministro dell’Interno.Tornando ai temi sollevati dal suo giornale, esistono dei momenti che sono come spartiacque nella vita di ognuno di noi, che segnano l’inizio di una fase nuova. Io credo che in Terra di Lavoro, oggi, dopo l’efferato eccidio degli extracomunitari di Castel Volturno e del piccolo imprenditore di Baia Verde, sia come scattata anche nella società civile l’unanime condanna che porta a scelte definitive: o stare dalla parte di chi delinque, anche solo attraverso colpevoli silenzi, o fare una chiara scelta di campo essendone pienamente consapevoli e dire basta. Basta, costi quel che costi.Non dobbiamo dimenticare, però, che anche nella nostra terra abbiamo avuto molti esempi di coloro che hanno scelto di collaborare con magistratura e forze dell’ordine, trovando il non comune coraggio di denunciare. Qualche volta, purtroppo, queste persone sono state lasciate sole. Ebbene, io dico che se una nuova stagione di consapevolezza e coraggio deve aprirsi è anche giusto che chi denuncia non sia più abbandonato. Nemmeno per un solo minuto. Lo Stato, così come le Istituzioni, devono essere garanti fino in fondo. E con loro la società civile: noi tutti dobbiamo essere vicini a chi denuncia i propri aguzzini ed individuare quegli strumenti e quelle forme di sostegno per tutte le vittime della criminalità. Come Provincia annettiamo grande importanza ai protocolli per la legalità sottoscritti nell’ultimo anno per una più efficace vigilanza sugli appalti pubblici, tesi ad arginare ogni tipo di infiltrazione, e ci stiamo sforzando di produrre ulteriori atti concreti. Mi piace anche ricordare che abbiamo appena finanziato anche il secondo lotto dell’Itc di Sparanise, che abbiamo realizzato su terreni confiscati ai clan. Si tratta di segnali importanti, proprio perché provenienti da una Pubblica amministrazione. Ma io non mi nascondo che contrapporsi efficacemente, ognuno per le proprie responsabilità, alla morsa criminale che ci opprime, è però cosa complessa. L’ex primo ministro inglese Tony Blair ebbe a dire un giorno:  “Dobbiamo essere duri con il crimine, duri con le cause del crimine”. A frange criminali così feroci non si possono concedere tregue né sconti. Stesso dicasi per i mandanti. Ma bisogna andare a fondo anche nei confronti delle cause di questo fenomeno, scandagliando le ragioni e indagando i risvolti sociali. Io invito a fare l’una e l’altra cosa senza più incappare nella facile e inutile demagogia di dibattiti stancanti ed infruttuosi tra le forze politiche (tempi dei processi lunghi, efficacia della pena, prima la prevenzione poi la repressione, etc.). Intanto affidiamo questi criminali alla giustizia. Poi gli faremo terra bruciata intorno. Voglio ripeterlo: faremo. Perché questa è come una guerra di liberazione e nessuno può sentirsi escluso, nell’attesa che siano sempre gli altri a risolvere. Riappropriamoci della nostra terra e della libertà di vederla un giorno crescere rigogliosa senza più addosso questa irrespirabile e terribile cappa criminale. Lo possiamo fare.                                                                                                        

un commento
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  1. Egregio Presidente,
    ha mai sentito parlare di Arbustum?
    Dal 2003, l’altro volto di Casal di Principe, ma nessuno lo sa…
    Cordiali saluti,
    dott. Angelo D’Amore

    www.arbustum.it
    info@arbustum.it
    http://nonsolonapoli.blogspot.com

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